Mi dici navigli? Rispondo NO al “luna park” per turisti.

Articolo apparso su L’Almanacco de La terra trema (inverno 2018)

Il solco che collega territorio e città, produzione e consumo, ma anche storia e struscio, dentro e fuori le mura ha un nome ben preciso: navigli.

Nati per irreggimentare le acque di Seveso, Lambro e Olona, hanno costituito per quasi mille anni una fitta trama di rotte di assoluta rilevanza per la circolazione di prodotti agricoli, semilavorati, idee e…chianche. Venne poi il tempo della modernità, del mito futurista della velocità automobilistica, ma anche di una nuova consapevolezza dei problemi legati al ristagno delle acque in assenza di una solida rete fognaria. Di lì alla seconda metà del Novecento, i celebrati navigli del Duomo e di Leonardo ripiegarono (lo so, è un termine infelice..) sulla sola funzione irrigua, perdendo un po’ alla volta il ruolo di infrastruttura viaria e di commercio.
Negli anni del boom economico la Darsena di Milano smarrì la vocazione portuale, sorsero i ponti a raso sul Naviglio Martesana e anche il “pavese” fu dichiarato progressivamente non navigabile. Nel frattempo la cerchia interna era stata prima coperta nel corso del Ventennio, quindi definitivamente interrata. Dal 1976, uno dei suoi rami ospita la metropolitana verde nel tratto che dalla stazione di Cadorna punta in direzione sud.

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L’archivio di Tracce

Tra settembre 2015 e giugno 2016 ho tenuto una breve rubrica settimanale dal titolo Tracce, all’interno della trasmissione Localmente Mosso, di Radio Popolare.

I temi

Tracce 01: Rifugio Stoppani, Via Ferrata Gamma 1, Pizzo d’Erna…e Resistenza

Tracce 02: Castagne e falesie di Montorfano

Tracce 03: Ferrata centenario CAO, Rifugio Menaggio, Monte Grona

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Il gelo sulle olimpiadi invernali

Apparso su A/Rivista n. 429 (novembre 2018)

Tra un anno, a Milano, il CIO dovrà assegnare i “giochi” del 2026: un grande-evento lungo quanto l’arco alpino che ne soffrirà la realizzazione. E se il buongiorno si vede dal mattino…

Un dato, più di ogni altro, può essere utile per capire le Olimpiadi 2026 di cui è saturo il palleggio mediatico in queste settimane. Non riguarda un atleta chiacchierato né un record imbattuto, non racconta di sport ma, una volta tanto, nemmeno di “location” mondane. La cosa più curiosa riguarda entrambe le edizioni più prossime all’edizione per cui il CONI ha candidato il ticket Milano-Cortina. Tanto per il 2024, quanto per il 2028, le città di Parigi e Los Angeles hanno ottenuto “a tavolino” i giochi olimpici, semplicemente perché non c’era una sola città disponibile a partecipare alla sfida per l’assegnazione. Per la sola edizione 2024 la nota defezione capitolina è in buona compagnia tra Budapest, Boston, Amburgo e Madrid: le Olimpiadi sono diventate un grande-evento indesiderabile.

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Macao: alziamo i decibel

Intervento a nome di Off Topic Lab, letto di fronte a Palazzo Marino il 5 ottobre 2018

Il fondo Comune di Milano I, destinato agli investitori istituzionali, è stato costituito nel 2008 e ha in portafoglio asset per 194 milioni di euro. Il fondo Comune di Milano II è stato invece lanciato nel 2010 e ha un valore di 123 milioni di di euro. Il comparto include 61 asset, con un’occupancy rate del 26%.

Bello questo concetto. Di base l’occupancy rate è il tasso di utilizzo (formale e non) di spazi, sul totale del pacchetto in dismissione. A me piace immaginarlo più come la riottosità di un territorio inselvatichito ad essere occupato da un nuovo feudatario. La città, fatevene una ragione, non è fatta solo di vuoti e di pieni, di giustizieri e mascalzoni, di guardie (a difesa della proprietà) e di ladri. Mentre la città esclusiva è per definizione escludente, la città che conosciamo e attraversiamo vive di zone di confine: margini geografici e “posture sociali” irriducibili ai concetti di decoro, legalità, giustizia…alla vostra stessa idea di bellezza.

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