Il culto di un’era

Premessa non autografa alla rivista Un’ambigua utopia n. 10

La scienza seziona il tempo geologico con grande cura e, proprio per questo, senza pretese di finitezza. Il taglio delle fette più grandi, eoni ed ere, non ha alcuna presunzione di precisione. Mano a mano che si procede nella dissezione di periodi ed epoche, mano a mano che ci avviciniamo alla scala del tempo storico, lo scandire del tempo si fa più preciso e, la contraddizione è solo apparente, soggetto a dibattito e periodici aggiustamenti.
11700 anni fa è cominciata l’epoca intimamente legata al nostro intervento. Un’epoca il cui start non è segnato dall’avvento dell’uomo ma dentro la cui stratigrafia riconosciamo i segni chimici (innalzamento della concentrazione di CO2 in atmosfera) e biologici (mutamenti nella biodiversità, estinzioni precoci..) del passaggio di Homo sapiens.

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Città: è tempo di chiederci “chi la fa”, non soltanto “di chi è”

Appunti verso la mobilitazione per gli spazi sociali di sabato 19 settembre 2020. Appello apparso su Milanoinmovimento.

Siamo soliti leggere la città come si legge un tomo di storia medievale: sappiamo tutto di papi e regine, proclami e conquiste, ma pochissimo dei modi di vita di un territorio, degli umori dell’epoca, delle tensioni latenti in una comunità.
Questa linea narrativa, spesso fatta propria anche dai movimenti sociali, schiaccia due volte le istanze di emancipazione: da una parte replicando lo sbilanciamento tra fatto istituzionale e fatto sociale, dall’altra rinunciando a dichiarare ad alta voce che la città immaginata da amministratori e capitale, è quotidianamente riprogettata, agita, fatta propria da chi la abita.
Dentro questa costruzione incessante, non necessariamente antagonista né convergente con i nostri sogni di gloria, agiscono cento autonomie incoerenti col modello di una Milano internazionale e decorosa, domata e algida, turistificata e per questo escludente.

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Crisi ecologica e movimenti sociali

Questo brano è apparso su Jacobin n. 04 in verione ridotta con il titolo Sciopero globale. Le radici e le ali.

Lo scorso 24 giugno una Milano ancora scottata dalla mancata assegnazione dell’Agenzia europea del farmaco, ha festeggiato l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 alla guida di un creativo ticket lombardo-veneto con Cortina e Bormio. Nella stessa settimana, stampa e social non ne hanno dato alcuna rilevanza, la prima città italiana a dichiarare l’emergenza climatica ha anche abbandonato la corsa per ospitare la 26a COP sui cambiamenti climatici.

Sono passati sedici anni da quando la città di Sant’Ambrogio ospitò la sessione numero nove della Conferenza delle Parti (COP) che hanno sottoscritto la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Era il dicembre del 2003 e mentre la storica Fiera della città accoglieva i 4000 delegati pervenuti, uno sciame di attivisti a pedali manifestava tutta la sua contrarietà ad un approccio destinato a traghettare le COP in un limbo di trasferimenti tecnologici, mercati di quote carbone, finanziarizzazione della crisi e vacue promesse politiche. Sul poster che convocava la massa critica dei dissidenti era dipinto in bianco e nero un onirico ciclista alato, su sfondo di miasmi industriali. L’evoluzione del pensiero ecologico è una controstoria della civiltà industriale. Nel susseguirsi delle sue stagioni, nell’incontro-scontro delle sue scuole di pensiero e azione, si ritrovano non solo gli orientamenti soggettivi ma l’evoluzione stessa del discorso pubblico, di fronte al sincopato incedere del processo di industrializzazione e modernizzazione del globo terracqueo.

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Aria: prendiamo le misure, non le distanze

Articolo apparso su A/Rivista (marzo 2019)

Caldaie, motori a scoppio e industria sono le cause prevalenti della concentrazione di microparticolato nell’aria che respiriamo. La verifica e la comunicazione della qualità dell’aria sono state sino ad oggi appannaggio rispettivamente di enti pubblici e media. Che sia giunto il tempo di ritirare la delega in bianco?

L’allarme giornalistico risuona, periodico e atteso, alle orecchie indifferenti degli abitanti della city: “a causa dello sforamento continuo per cinque giorni della soglia di legge…” oppure “Milano è in violazione della normativa europea, dopo il superamento dei 35 giorni di sforamento previsti” e così via. In materia di PM10, per dirne una, l’Unione Europea ci offre una tabella di agevole lettura: nelle 24 ore la concentrazione tollerabile di microparticolato è di 50 µg/m³, nell’anno la sua media deve stare sotto i 40 µg/m³ in media e il numero di superamenti della soglia è di 35 giorni, sempre calcolati su base annuale. Oltre queste soglie di sopportabilità delle cosiddette “polveri sottili” entra in partita la Corte di giustizia e, onde evitare la messa in mora e la conseguente figuraccia, le città si attrezzano sul breve termine con misure di blocco (parziale, totale, domenicale, a targhe alterne..) delle auto. Sul tempo lungo incentivi all’acquisto di auto e caldaie meno inquinanti, si avvicendano a politiche di ammodernamento del parco mezzi per il trasporto pubblico locale e restrizioni all’uso dei mezzi più vetusti nelle aree centrali.

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Milano, la città dei sogni e della qualità della vita (di alcuni)

Articolo apparso su NapoliMonitor (febbraio 2019)

Nel mese di dicembre 2018, dopo 29 anni di belle speranze, Milano ha ultimato la sua scalata al primato di città più vivibile dello stivale.

È stata dura, è stata sofferta e mai scontata, ma Milano ce l’ha fatta. Chi lo asserisce, parola di Sole 24 ore, è l’Indagine sulla vivibilità delle province (ma non erano sparite?) italiane. Con sei macro-aree d’indagine, e 42 indicatori complessivi, il podio dell’organo d’informazione confindustriale ha fatto ben più rumore di quello pubblicato appena un mese prima da Italia Oggi (commissionato da La Sapienza, non proprio un ente di basso profilo) che la relegava attorno a metà classifica e comunque oltre il cinquantesimo posto. Il capoluogo lombardo svetta per reddito, lavoro e servizi. Al primo posto per depositi in banca pro capite, ha un buon tasso di occupazione e vince come migliore smart city. Anche la cultura sale sul podio, con la spesa media dei milanesi al botteghino.

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