Volontariamente al servizio del profitto

Apparso su A/Rivista n. 413 (febbraio 2017)

Con le olimpiadi invernali di Torino 2006, e definitivamente con Expo 2015, il lavoro non retribuito ha cambiato volto ed è diventato “volontariato postmoderno”. Un nostro collaboratore, membro della rete No Expo, ci racconta com’è cambiato il significato del volontariato. Da attività no profit a manodopera non retribuita impiegata per il profitto. Dei padroni.

Seppure non stiamo parlando di una novità assoluta, tra i precedenti eccellenti si annoverano infatti le olimpiadi invernali torinesi del 2006, Expo 2015 è stato (ignobile primato tra i molti) l’evento che ha sdoganato nel Belpaese sia l’uso di massa del lavoro non retribuito, sia la distorsione lessicale oggi nota come “volontariato postmoderno”.

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Il nucleare in Italia: andata e ritorno

Apparso su A/Rivista n. 408 (giugno 2016)

L’avventura atomica italiana non è mai finita: non sono esaurite le scorie tossiche, né gli investimenti all’estero delle imprese di settore, non è risolta l’ubicazione del deposito nazionale, né l’indipenenza energetica dalle importazioni d’oltralpe.
Latina, Sessa Aurunca, Caorso, Trino e ancora Montalto di Castro. Pare che, per un breve lasso di tempo, esattamente 50 anni fa, il Belpaese occupasse il terzo posto nella classifica dei paesi produttori di energia nucleare. Niente di straordinario in termini quantitativi, il tentativo di posizionarsi come paese dotato di expertise affondava piuttosto le radici nel bisogno di rispondere all’enigma senza tempo della questione energetica. In un territorio non certo generoso dal punto di vista delle fonti di approvvigionamento, la stagione dei “ragazzi di via Panisperna” non rappresentava che uno dei tentativi di trovare risposte dal sapore “autarchico” al problema. Le vicende personali di Majorana e Fermi, unite al contesto di persecuzioni razziali, mancanza di fondi e approssimarsi della guerra, portarono definitivamente oltre oceano le conoscenze acquisite dal gruppo di fisici. E’ solo all’indomani della Guerra e dell’agghiacciante impatto della bomba atomica, che, accanto alla cinematografica vicenda di Enrico Mattei e del suo progetto di alternativa alle “sette sorelle”, prende il via la seconda stagione dell’avventura atomica nostrana.

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Milano al voto: più che mai esclusiva, più che mai escludente

Apparso su NapoliMonitor (giugno 2016)

Un risultato scritto, cancellato, quindi ripassato con mano incerta. È questa la prima impressione all’indomani dello spoglio elettorale. Sei mesi fa, quando Beppe Sala annunciò la sua candidatura alla poltrona di primo cittadino, supporter e detrattori erano uniti dalla consapevolezza che Mr. Expo avrebbe portato a casa il risultato. Del bilancio economico del big event nulla era dato sapere, i mancati pagamenti ai fornitori della kermesse già minacciavano di mandare gambe all’aria più di un’azienda e l’ardua conta dei visitatori paganti raccontava di un esito ben diverso dalle rosee previsioni di sei mesi prima.

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Contro la società fossile

Apparso su A/rivista n. 407 (maggio 2016)

La questione energetica deve farsi spazio nel dibattito pubblico e di movimento. Svettando sopra la pila di referendum passati e alle porte.
Oggi teniamo un attimo da parte il polveroso meta-dibattito sul referendum (strumento o parvenza di democrazia diretta, compimento o tramonto di una spinta di cambiamento, matrice di rilevanti… o irrilevanti modifiche alla normativa vigente) per inerpicarci sul pressoché inesplorato terreno della questione energetica. È all’indomani dell’esito referendario del 17 aprile, quando le carte sono state date e ben prima che l’appuntamento costituzionale e i referendum sociali della prossima primavera riducano nuovamente il tema in forma di quesito, che si apre lo spazio per una riflessione sull’opzione della decarbonizzazione dell’economia..
Del pacchetto energetico che il Belpaese ingoia ogni anno per le attività produttive, agricole, industriali, di trasporto e di consumo, almeno quattro parti su cinque sono prodotte altrove, in altre parole importate. Una piccola porzione di questo import deriva, e la cosa era insopportabile all’epoca di Cernobyl come lo è a quella di Fukushima, dalle centrali nucleari d’oltralpe. Un’altra porzione deriva da fonti più o meno “rinnovabili” e assimilate, la fetta più consistente proviene inequivocabilmente da petroliere e tubazioni di gas metano.

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I conti in tasca ad Expo 2015

Apparso su A/Rivista n. 406

La parola fine sul lungo e indecifrabile libro chiamato Expo 2015 non è ancora stata scritta. A ben vedere, poi…
Se il bilancio dell’esposizione presentato in febbraio dall’ex AD Giuseppe Sala non fosse drammaticamente lontano dalla realtà, il fatto economico puntuale non costituirebbe l’aspetto più intrigante né più inquietante di tutta la vicenda. Dietro la trattazione effimera della sfida alimentare, si gioca la partita dell’eredità dell’area e dell’esportazione, nelle pieghe dello stivale, di un modello di governance socialmente pericoloso.
Per realizzare kermesse e grandi opere connesse, a partire dal 2007 sono stati spesi complessivamente una decina di miliardi di euro, anche la sola attribuzione di questa bretella o quella bonifica è materia di dibattito tra gli addetti ai lavori. Quel che invece è certificato, è che nel solo anno 2015, a pagamenti effettuati, saranno incassati da una società in liquidazione (Expo 2015 S.p.A.) poco più di 760 milioni di euro a fronte di una spesa appena inferiore. Il bilancio dell’anno in cui, a sito espositivo sostanzialmente già pagato e realizzato, si sono venduti i biglietti, sarebbe in sostanziale pareggio a fronte di un conto positivo previsto di centotrentacinque milioni di euro. Ci torneremo in chiusura.

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